Quattro titolari di società sono stati arrestati in Croazia il 30 settembre nell’ambito di un’indagine su una sospetta frode relativa a contributi per la ricostruzione post-terremoto. La Procura europea ha annunciato gli arresti il giorno successivo, affermando che gli indagati avevano chiesto circa 685.000 euro con domande che ingigantivano i danni alle loro serre nella zona di Sisak.
Le domande riguardavano il sostegno al ripristino di terreni agricoli e capacità produttiva dopo il terremoto del 29 dicembre 2020. L’ufficio dell’EPPO di Zagabria tratta il caso insieme al Dipartimento di polizia di Zagabria. I contributi richiesti sono stati bloccati prima del pagamento, per cui il caso è un’indagine su domande presumibilmente fraudolente e non sul recupero di tale importo dai beneficiari.
Secondo i procuratori, ciascun titolare ha presentato una richiesta di risarcimento danni a nome della propria società alla Città di Sisak tra febbraio e dicembre 2021. Tali richieste descrivevano l’entità dei danni del terremoto alle serre delle società. L’EPPO sostiene che le descrizioni non rispecchiassero i danni effettivi e fossero destinate a sostenere domande di assistenza pubblica.
La documentazione è passata attraverso diverse istituzioni. Il Ministero dell’Agricoltura ha emesso verbali di verifica basati sulle richieste presentate. Le società hanno poi chiesto il pagamento all’Agenzia per i pagamenti in agricoltura, pesca e sviluppo rurale. Questa sequenza ha posto le dichiarazioni originarie di danno all’inizio di un procedimento amministrativo che poteva infine sbloccare denaro nazionale ed europeo.
Le richieste di pagamento combinate ammontavano a 685.077,19 euro. Di tale somma, 582.315,60 euro, ovvero l’85%, sarebbero provenuti dal Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale. Il bilancio dello Stato croato avrebbe fornito i restanti 102.761,59 euro. Queste cifre descrivono il finanziamento richiesto e la sua ripartizione prevista tra i due bilanci. L’EPPO ha dichiarato che il sostegno non è mai stato versato.
La discrepanza è emersa durante controlli organizzati dall’agenzia dei pagamenti. I dipendenti del ministero dell’Agricoltura hanno visitato i siti e hanno constatato che i danni dichiarati alle serre non corrispondevano alle condizioni da loro osservate. L’agenzia ha di conseguenza trattenuto il pagamento. L’annuncio pubblico non identifica i titolari o le società, non fornisce gli importi delle singole richieste né descrive le precise discrepanze registrate in ciascun sito.
La questione centrale è quindi l’esattezza delle domande e le intenzioni dei titolari al momento di presentarle. Una domanda può contenere un errore senza che ciò stabilisca automaticamente una frode penale. I procuratori devono dimostrare l’accusa che le informazioni inesatte siano state usate deliberatamente per ottenere il finanziamento. Gli arresti segnano un passo in tale indagine; non risolvono la questione della colpevolezza.
Il caso offre anche un esempio concreto del perché l’assistenza in caso di calamità dipenda da qualcosa di più di una dichiarazione di perdita. Una decisione di pagamento deve collegare il richiedente, il bene danneggiato e l’evento per cui l’assistenza è disponibile. In questo caso, l’esistenza di una serra era solo una parte della questione. L’entità del danno del terremoto era il fatto che, secondo gli investigatori, sarebbe stato falsamente rappresentato.
Per le imprese agricole, la distinzione ha rilevanza pratica. Il sostegno alla ripresa è inteso a ripristinare la produzione colpita da una calamità. Se la cifra del danno di base non è affidabile, i documenti successivi possono riprodurre lo stesso errore anche quando importi e percentuali di finanziamento sono calcolati correttamente. I sopralluoghi descritti dall’EPPO hanno verificato il fondamento fisico della richiesta prima che il denaro uscisse dai conti pubblici.
Anche i ruoli delle istituzioni vanno tenuti distinti. L’annuncio dell’EPPO dice che i verbali di verifica del ministero sono stati emessi dopo la presentazione delle richieste, ma non accusa dipendenti del ministero né funzionari comunali di aver ricevuto tangenti o di aver approvato consapevolmente informazioni false. Gli indagati riferiti sono i quattro titolari di società. Il reato descritto dai procuratori è la frode sulle sovvenzioni, e non è stata annunciata alcuna distinta accusa di corruzione.
Diversi punti restano al di fuori delle informazioni rese pubbliche. Il comunicato non dice se qualcuno degli indagati sia stato successivamente mantenuto in custodia, se saranno presentate accuse dinanzi a un tribunale né quali spiegazioni abbiano offerto i titolari. Non fornisce nemmeno i verbali completi delle ispezioni. Tali lacune non vanno colmate presumendo che ogni passaggio amministrativo sia già stato esaminato o che la ricostruzione dell’accusa sia incontestata.
L’esito finanziario immediato è chiaro: l’agenzia dei pagamenti ha impedito l’erogazione dei 685.077,19 euro richiesti. L’indagine penale riguarda ora la responsabilità per le domande che hanno portato a tale decisione. L’EPPO indaga sui reati che ledono gli interessi finanziari dell’UE e può portare i casi dinanzi ai tribunali nazionali competenti. Tutti e quattro gli indagati restano presunti innocenti finché la loro colpevolezza non sia accertata attraverso il procedimento giudiziario.
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