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Società italiana indagata per 6,6 milioni di euro di contributi per la formazione

I procuratori sospettano che fatture per corsi mai svolti siano state usate per chiedere finanziamenti pubblici e crediti d’imposta.
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Gli investigatori italiani hanno perquisito locali e il 24 settembre hanno avviato il congelamento di beni in un caso riguardante una presunta formazione fittizia dei dipendenti. L’ufficio dell’EPPO di Napoli afferma che una società di gestione dei rifiuti ha ottenuto oltre 6,6 milioni di euro da un fondo per la formazione sostenuto con fondi pubblici utilizzando fatture per corsi che i lavoratori non hanno mai ricevuto.

L’operazione è stata condotta dal nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Salerno. Ha fatto seguito a una verifica fiscale effettuata presso la società nel 2025. Le informazioni emerse durante tale verifica si sono sviluppate in un’indagine che coinvolge gli interessi finanziari dell’UE, parallelamente a procedimenti italiani distinti su sospetti reati fallimentari.

Secondo l’EPPO, una cooperativa ha emesso fatture per formazione dei dipendenti non erogata. Tali fatture avrebbero sostenuto domande al Fondo Nuove Competenze italiano, un programma per la forza lavoro cofinanziato dal Fondo sociale europeo Plus. L’accusa sospetta inoltre che siano stati richiesti illecitamente ulteriori 500.000 euro di crediti d’imposta connessi alla formazione.

Il denaro pubblico era destinato a sostenere la formazione della forza lavoro e lo sviluppo delle competenze. Nel presunto meccanismo, la documentazione presentava tale attività come svolta anche se gli investigatori affermano che i corsi fossero fittizi. È questo il nodo fattuale centrale del caso annunciato: se la formazione alla base delle domande e delle fatture sia stata effettivamente erogata.

L’EPPO ha chiesto un ordine urgente di congelamento di 6 milioni di euro. La Guardia di Finanza stava eseguendo tale misura quando il caso è stato annunciato. Un ordine di congelamento limita l’accesso ai beni mentre il procedimento prosegue. Non stabilisce di per sé la colpevolezza, e l’importo coperto dall’ordine non va trattato come prova che 6 milioni di euro siano già stati restituiti ai conti pubblici.

Le cifre dell’annuncio descrivono parti diverse dell’indagine. Oltre 6,6 milioni di euro riguardano il denaro che sarebbe stato ottenuto dal fondo per la formazione. I 500.000 euro si riferiscono ai crediti d’imposta richiesti in connessione con la formazione. I 6 milioni di euro sono il valore dell’ordine urgente di congelamento. Riferirli come totali intercambiabili nasconderebbe la differenza tra un presunto vantaggio e una misura adottata per mettere al sicuro i beni.

I procuratori affermano che i proventi sono stati successivamente utilizzati per finanziare l’attività aziendale, compresi pagamenti a dipendenti e fornitori. Tale accusa riguarda come il denaro si è mosso dopo essere stato ottenuto. Non significa che ogni dipendente pagato dalla società o ogni fornitore che ha ricevuto il pagamento di una fattura abbia partecipato consapevolmente alla frode. L’annuncio individua il sospetto meccanismo di finanziamento senza muovere questa più ampia accusa.

Una reale spesa aziendale non stabilisce, di per sé, la legittimità del finanziamento utilizzato per pagarla. Le domande di formazione e il successivo uso del denaro sono questioni distinte. Se le domande originarie si basavano su servizi mai forniti, gli investigatori dovrebbero comunque accertare la presunta falsa rappresentazione anche se parte del denaro ottenuto è andata a costi di esercizio ordinari.

Al contrario, una fattura di formazione da sola non può dimostrare se un corso si sia svolto. Una corretta valutazione dovrebbe collegare il servizio dichiarato alle persone, alle date e all’attività che descrive. Il comunicato dell’EPPO non pubblica registri di presenza, calendari dei corsi né testimonianze. Si tratta quindi di questioni per l’indagine e non di fatti disponibili per una valutazione indipendente a partire dal comunicato.

I procedimenti paralleli sono trattati dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Nocera Inferiore. Tale ufficio sta esaminando sospetti reati fallimentari relativi agli stessi indagati. L’EPPO e i procuratori italiani hanno coordinato le perquisizioni e le misure di congelamento. L’esistenza di due procedimenti riflette condotte presunte diverse e non stabilisce che alcuna delle due indagini abbia già portato a una sentenza.

Il caso è stato annunciato sei giorni dopo un distinto comunicato dell’EPPO da Milano su presunti crediti d’imposta per la formazione fittizi collegati al piano di ripresa italiano. I due resoconti riguardano indagini diverse, diversi meccanismi di finanziamento e diverse misure di contrasto. Nessuno dei due annunci stabilisce un collegamento tra gli indagati. Il comune riferimento alla formazione non dovrebbe portare a sommare gli importi o gli sviluppi procedurali dei due casi.

L’operazione di Salerno resta un’indagine su presunte frodi che incidono sul sostegno pubblico alla formazione. L’annuncio non identifica la società o la cooperativa, non fornisce un elenco completo degli imputati né afferma che sia iniziato un processo. Non fornisce neppure una cifra finale di recupero. Le prove dovranno accertare quale formazione fosse stata promessa, che cosa sia stato erogato e chi sia responsabile delle richieste di finanziamento. Tutti gli interessati sono presunti innocenti finché la loro colpevolezza non sia accertata dinanzi ai competenti tribunali italiani.

Fonti:

La corruzione prospera dove le decisioni vengono prese lontano dagli occhi del pubblico e nessuno ne risponde. Viene indebolita dal suo opposto: contratti pubblici aperti, dati accessibili, procuratori indipendenti e stampa libera. Ognuno di questi elementi rende gli illeciti più difficili da nascondere e più facili da dimostrare, e ognuno dipende da cittadini che sanno cosa cercare.

Non serve essere un investigatore per dare una mano. Imparate a riconoscere i segnali d’allarme, come gare insolitamente restrittive, contratti frazionati per evitare i controlli o funzionari con interessi non dichiarati. Se sospettate un illecito, segnalatelo all’autorità nazionale competente, alla Procura europea (EPPO) o all’Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF). Le norme dell’UE sulla protezione degli informatori esistono affinché chi parla in buona fede sia al riparo da ritorsioni. Un sospetto non è una prova, per questo il Calculator presenta solo ciò che è documentato pubblicamente e lascia la colpevolezza ai tribunali.

EU Funds Corruption Controller

EU Funds Corruption Controller è un progetto del Forum liberale europeo. Raccoglie i casi di corruzione e di criminalità finanziaria documentati pubblicamente in tutta l’Unione europea e li presenta con le relative fonti, in un linguaggio semplice.

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