L’ufficio dell’EPPO di Milano ha congelato 2,6 milioni di euro di beni nell’ambito di un’indagine su una sospetta frode connessa al piano di ripresa italiano finanziato dall’UE. L’operazione, annunciata il 18 settembre, riguarda quattro società e i loro rappresentanti legali, con gli investigatori che esaminano crediti d’imposta per la formazione, fatture e accordi per la fornitura di lavoratori ad altre imprese.
I beni sono stati congelati in base a un’ordinanza del tribunale per 4,9 milioni di euro. La distinzione è importante: il valore autorizzato dal tribunale e il valore messo al sicuro al momento dell’annuncio sono cifre diverse. L’EPPO ha riferito 2,6 milioni di euro già congelati, senza affermare che l’intero importo coperto dall’ordinanza sia stato recuperato o restituito ai bilanci pubblici.
I procuratori sostengono che le società abbiano generato 2,38 milioni di euro di crediti d’imposta dichiarando corsi di formazione dei dipendenti mai svolti. I crediti sarebbero stati poi utilizzati per ridurre i pagamenti di imposte e contributi previdenziali connessi a centinaia di lavoratori. Secondo l’indagine, tali lavoratori sarebbero stati successivamente forniti in modo illecito a società terze.
Un credito d’imposta può ridurre l’importo che un’impresa deve allo Stato. Ciò rende il presunto meccanismo finanziariamente diverso da una semplice sovvenzione in denaro, anche se entrambi possono incidere sulle risorse pubbliche. In questo caso l’accusa sostiene che una dichiarazione relativa alla formazione abbia prodotto crediti utilizzati per ridurre altri debiti. L’indagine deve accertare se l’attività dichiarata sia esistita e se i crediti risultanti fossero legittimamente disponibili.
I fondi per la ripresa coinvolti provengono dal Piano nazionale di ripresa e resilienza italiano, noto come PNRR, finanziato dal dispositivo per la ripresa e la resilienza dell’UE. Il dispositivo sostiene riforme e investimenti nazionali dopo la pandemia. Il caso riguarda un sospetto uso improprio all’interno di tale quadro di finanziamento, non un accertamento su ogni progetto sostenuto dal piano italiano.
Gli investigatori hanno inoltre individuato una distinta sospetta frode che riguarda 7,3 milioni di euro di finanziamenti garantiti dallo Stato ottenuti da due società. L’EPPO sostiene che nelle domande siano state fornite informazioni false. I finanziamenti garantiti dallo Stato e i crediti d’imposta per la formazione sono strumenti finanziari diversi, e l’annuncio li tratta come presunti meccanismi separati scoperti nel corso dell’indagine.
Entrambi i meccanismi si sarebbero basati su società di comodo e su fatture per operazioni inesistenti. La struttura societaria e la documentazione sono quindi centrali nella ricostruzione dell’accusa. Una fattura può creare l’apparenza di un costo commerciale, ma l’esistenza del documento da sola non stabilisce che i beni o servizi sottostanti siano stati forniti. Gli investigatori devono collegare i registri all’attività effettiva.
L’EPPO ha inoltre riferito un sospetto riciclaggio internazionale di denaro che coinvolge società in diversi paesi e trasferimenti di centinaia di milioni di euro verso Cina e Hong Kong. È una misura finanziaria molto più ampia degli importi indicati per i crediti d’imposta o i finanziamenti garantiti dallo Stato. L’annuncio non stabilisce che tutti quei trasferimenti siano stati generati dalle accuse sulla formazione né che il loro valore complessivo costituisca una perdita accertata per l’UE.
I diversi importi devono quindi restare separati in qualsiasi valutazione del caso. I 2,38 milioni di euro riguardano crediti presumibilmente fittizi, i 7,3 milioni di euro riguardano finanziamenti ottenuti con domande presumibilmente false, e le centinaia di milioni riguardano trasferimenti esaminati nel presunto meccanismo di riciclaggio. Sommarli rischierebbe di contare fasi e categorie diverse di attività finanziaria come se fossero un’unica perdita accertata.
L’indagine è condotta dal nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Milano. Perquisizioni e misure sui beni mirano a ottenere prove e a mettere al sicuro il patrimonio mentre il procedimento prosegue. Il comunicato pubblico non identifica tutte le società, non espone il presunto ruolo di ciascun rappresentante né pubblica i registri a sostegno delle accuse. Tali dettagli restano parte del procedimento penale.
Anche il riferimento ai lavoratori richiede cautela. L’EPPO descrive presunti illeciti da parte di società e dei loro rappresentanti nell’uso dei crediti d’imposta e degli accordi di impiego. Non dice che le centinaia di lavoratori citati nell’annuncio abbiano partecipato consapevolmente alla frode. Essere impiegati da una società sotto indagine non è prova di responsabilità penale individuale, e il comunicato non offre alcun fondamento per muovere tale accusa.
Non sono state annunciate condanne. Il risultato immediato è l’esecuzione parziale di un ordine di congelamento e la divulgazione di diversi presunti meccanismi finanziari che richiedono ulteriori accertamenti. Il caso dipenderà dalla possibilità di dimostrare la formazione, le domande di finanziamento e le operazioni, e dal ruolo di ciascun indagato. Le somme congelate preservano i beni durante tale processo; non sostituiscono un accertamento giudiziario di colpevolezza. Tutti gli interessati restano presunti innocenti.
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