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Indagine rumena sugli appalti IT: 7 milioni di euro in progetti UE

L’EPPO sospetta che le procedure di gara siano state manipolate a favore di fornitori selezionati in 29 progetti informatici finanziati con fondi pubblici.
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Il 13 agosto gli investigatori hanno eseguito 19 perquisizioni in Romania nell’ambito di un’indagine dell’EPPO su sospette frodi negli appalti che coinvolgono 7 milioni di euro di progetti informatici finanziati dall’UE. Il caso riguarda 29 progetti e si concentra sulle accuse secondo cui le procedure di gara sarebbero state manipolate per favorire fornitori scelti in anticipo.

L’ufficio dell’EPPO di Bucarest ha diretto le perquisizioni nei locali di persone e società. I progetti sono stati finanziati tramite il dispositivo per la ripresa e la resilienza e il Programma operativo Capacità amministrativa, compreso il quadro degli Investimenti territoriali integrati per il Delta del Danubio. Riguardavano consulenza informatica, software e infrastrutture destinati alle autorità pubbliche.

Secondo i procuratori, la rete sospetta avrebbe manipolato gli appalti per servizi di consulenza al fine di indirizzare il lavoro verso determinati fornitori di infrastrutture cloud. I principali enti pubblici interessati erano comuni e consigli di contea. L’annuncio non identifica tutte le autorità o tutti i fornitori e non afferma che tutti i funzionari che lavoravano ai progetti abbiano partecipato consapevolmente.

Uno degli aspetti esaminati è la somiglianza della documentazione consegnata in progetti diversi. L’EPPO afferma che gli investigatori hanno riscontrato ampie sovrapposizioni di contenuto, struttura e paternità. I procuratori ritengono che tali somiglianze indichino un riutilizzo sistematico dei materiali. Sospettano inoltre che i fornitori abbiano presentato documenti falsi, inesatti o incompleti durante le procedure di appalto.

Una formulazione simile non è di per sé la prova che una gara sia stata truccata. Gli enti pubblici e i consulenti possono utilizzare formati standard e un linguaggio tecnico comune. L’accusa qui è più ampia: i procuratori ritengono che i documenti facessero parte di un accordo volto a favorire fornitori predeterminati. La questione probatoria è se le somiglianze siano collegate a tale presunta manipolazione anziché a un legittimo uso di modelli.

La consulenza può influenzare un procedimento di appalto prima che venga scelto il fornitore finale. Il modo in cui sono descritte le esigenze di un ente pubblico può incidere su quali prodotti o fornitori possano soddisfare i requisiti. Ciò rende rilevante il rapporto tra consulenti, specifiche e fornitori finali ai fini dell’accusa. Il comunicato dell’EPPO individua questa presunta via di influenza senza pubblicare i fascicoli di gara completi.

La cifra di 7 milioni di euro si riferisce ai progetti coinvolti nella sospetta frode negli appalti. Non dovrebbe essere descritta come una somma sottratta o recuperata accertata. L’annuncio non fornisce un calcolo finale del danno, un valore separato per ciascuno dei 29 progetti né un totale dei beni congelati. Non afferma neppure che ogni progetto fosse interamente fittizio o che non siano stati forniti servizi informatici.

Il dispositivo per la ripresa e la resilienza è lo strumento dell’UE che sostiene riforme e investimenti nazionali dopo la pandemia. La sua presenza nel mix di finanziamento spiega in parte l’interesse finanziario europeo nel caso. L’altro programma indicato dall’EPPO sostiene la capacità amministrativa nel quadro pertinente. L’indagine riguarda l’uso di tali fondi in appalti specifici, non un giudizio generale su nessuno dei due programmi.

La polizia rumena e unità specializzate hanno collaborato alle perquisizioni. Tra i partner elencati dall’EPPO figuravano la sua struttura di supporto rumena, i servizi per le operazioni speciali, gli investigatori sulla criminalità economica di diverse contee e la brigata per la criminalità organizzata di Timișoara. L’Ufficio europeo per la lotta antifrode, l’OLAF, ha fornito analisi operative. Tale contributo sostiene l’indagine ma non è una decisione giudiziaria autonoma sulla presunta condotta.

Gli orientamenti antifrode della Commissione trattano schemi come specifiche manipolate, offerte concordate e fatture false come possibili indicatori che richiedono ulteriori accertamenti. Gli indicatori aiutano a orientare l’attenzione; non sostituiscono le prove che accertano un reato. Questa distinzione è rilevante nel caso rumeno, in cui le somiglianze tra i documenti sono descritte come parte di un più ampio corpus di materiali oggetto di indagine.

Il resoconto pubblico non fornisce un elenco completo degli indagati, le loro risposte o un calendario per l’esercizio dell’azione penale. Non dice nemmeno se qualcuno dei 29 progetti sia stato sospeso o se i finanziamenti siano stati revocati. Si tratterebbe di sviluppi amministrativi o giudiziari distinti. Le perquisizioni confermano che gli investigatori stanno perseguendo le accuse, mentre la valutazione finale delle responsabilità individuali resta aperta.

Il caso dipenderà da come si collegano tra loro l’attività di consulenza, i documenti di gara e la scelta dei fornitori. Gli investigatori devono accertare se il procedimento sia stato deliberatamente plasmato per ottenere un risultato predeterminato e quale ruolo abbia svolto ciascun indagato. L’esistenza di fascicoli simili o l’aggiudicazione di un contratto non possono rispondere da sole a queste domande. L’annuncio dell’EPPO descrive un’indagine penale in corso su sospette frodi a danno dei fondi UE. Tutte le persone e le società coinvolte restano presunte innocenti finché la loro colpevolezza non sia accertata dinanzi ai competenti tribunali rumeni.

Fonti:

La corruzione prospera dove le decisioni vengono prese lontano dagli occhi del pubblico e nessuno ne risponde. Viene indebolita dal suo opposto: contratti pubblici aperti, dati accessibili, procuratori indipendenti e stampa libera. Ognuno di questi elementi rende gli illeciti più difficili da nascondere e più facili da dimostrare, e ognuno dipende da cittadini che sanno cosa cercare.

Non serve essere un investigatore per dare una mano. Imparate a riconoscere i segnali d’allarme, come gare insolitamente restrittive, contratti frazionati per evitare i controlli o funzionari con interessi non dichiarati. Se sospettate un illecito, segnalatelo all’autorità nazionale competente, alla Procura europea (EPPO) o all’Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF). Le norme dell’UE sulla protezione degli informatori esistono affinché chi parla in buona fede sia al riparo da ritorsioni. Un sospetto non è una prova, per questo il Calculator presenta solo ciò che è documentato pubblicamente e lascia la colpevolezza ai tribunali.

EU Funds Corruption Controller

EU Funds Corruption Controller è un progetto del Forum liberale europeo. Raccoglie i casi di corruzione e di criminalità finanziaria documentati pubblicamente in tutta l’Unione europea e li presenta con le relative fonti, in un linguaggio semplice.

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